San Filippo Neri, fare il bene, spinto dallo Spirito Santo

 Assise

Come stanno insieme Assisi, San Filippo Neri e il Seminario Francese di Roma? Grazie al corso di Esercizi spirituali che il nostro Seminario ha svolto nella città del Poverello e patrono d’Italia. Il nostro ritiro si è concentrato sulla figura di san Filippo Neri, grazie al legame di filiazione spirituale vissuto col santo fiorentino-romano dal p. Bombardier, oratoriano di Nancy che ci ha predicato gli esercizi.

Durante il ritiro ho pensato: chissà come dei seminaristi francesi percepiscono la spiritualità di San Filippo! Eh sì, perché quella di Filippo è una spiritualità particolare, senza ombra di dubbio ricca di tratti propri dell’italianità. Per me, italiano, che già conoscevo S. Filippo, è stato un “giocare in casa” (per cui non è facile per me enuclearne gli aspetti) ma al tempo stesso un essere ripreso dalla maniera incisiva con cui il santo ha vissuto la propria vita: questo mi ha fatto capire che la santità non è una dimensione che annulla l’umanità, ma piuttosto che fa diventare l’uomo vero. La santità si incarna in una vita, è la manifestazione della propria vita vissuta in verità e in maniera integrale. Alla nostra morte, Dio non ci chiederà perché non siamo diventati come il nostro santo preferito, ma perché noi non siamo diventati santi.

Il p. Bombardier ha ricordato più volte che la spiritualità di S. Filippo è una armonizzazione riuscita tra umano e divino, tra corpo e spirito (non un dominio del secondo sul primo!) e questo, diceva, fa bene ai francesi che si concentrano molto sugli aspetti razionali o spirituali del rapporto con Dio, sminuendo la dimensione umana e carnale della santità. Filippo ha mostrato ciò in tutta la sua vita. Egli è stato santo vivendo il proprio presente con la certezza che l’agire dell’uomo deve essere solo la manifestazione dell’agire di Dio nel mondo. Egli insegnava ad amare il proprio tempo (quale insegnamento più grande di questo per noi oggi!?), senza giudicare ma guardando e valorizzando sempre il positivo che c’è. L’invito di Filippo ai suoi contemporanei era sempre a fare il bene più che a evitare il male, senza però che questo diventasse in lui un buonismo. Filippo chiamava le cose col proprio nome e amava l’ironia, con la quale poteva abbassare l’orgoglio (suo e degli altri) per far sperimentare concretamente l’umiltà. Viveva una devozione profonda per lo Spirito Santo, definita da lui come attitudine fondamentale del discepolo: lo Spirito per lui è una persona vera e propria, con cui essere in rapporto e da cui essere carnalmente posseduti (e anche questa è una provocazione per noi che spesso releghiamo lo Spirito nella sfera di una pura spiritualità). Amava cantare e far cantare, leggeva molto e alternava momenti di vita a contatto con la gente, preoccupato realmente di chi aveva di fronte, a momenti di solitudine e preghiera per l’esigenza di una profonda radicalità nell’essere di Dio. Bisogna leggere la sua vita per gustare la ricchezza degli aspetti in cui questa santità si incarnava.

San Filippo è un santo umano, che genera simpatia in chi si guarda con simpatia, e insegna all’uomo di oggi a non avere paura della propria umanità, ad amarla e a farla diventare il luogo dell’incarnazione di Dio nella propria vita.

Adriano Agnello, diocèse de Patti (Sicile)

Collège diaconal.

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Séminaire pontifical français de Rome - San Filippo Neri, fare il bene, spinto dallo Spirito Santo.
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